Allestimenti

Nel 1900, all’apertura del Museo Archeologico e Artistico, l’intero patrimonio fino ad allora preso in carico dalla Pinacoteca occupava lo spazio dell’attuale sala XXVI, dove era stato riunito secondo le cure di Carlo Ermes Visconti coadiuvato da Giovanni Battista Vittadini. Pressoché immediato fu l’ampliamento dell’esposizione nei luoghi attigui, dove affreschi e dipinti venivano proposti accanto a mobili e suppellettili. Un profondo cambiamento accadde nel 1935 a seguito dell’acquisizione dello straordinario patrimonio del principe Luigi Alberico Trivulzio: la monumentale sala XXVI venne scelta per ospitare gli arazzi, i codici, le opere archeologiche e artistiche, esposte in sontuose vetrine tuttora conservate tra i reperti degli allestimenti storici.

La Pinacoteca nella seconda metà del Novecento

Alla fine della Seconda Guerra Mondiale, rientrati in Castello i beni mobili dai luoghi protetti, si avviò una complessa e generale fase di riordino e di studio che coinvolse le varie sezioni. L’area dedicata alla Pinacoteca venne individuata al primo piano della Corte Ducale nelle sette sale contigue (XX/XXVI), scelta che assunse una fisionomia precisa in due momenti (1956; 1980). Responsabile dei criteri museologici fu Costantino Baroni, mentre lo studio di architettura BBPR assunse le scelte museografiche, assistito dagli Uffici Tecnici dell’Amministrazione Comunale. Una delle decisioni tuttora in atto, adottata per dare sfogo all’incremento della collezione, fu di collocare i grandi brani di affreschi in altri luoghi del Castello, al piano terra della Corte Ducale e nella Rocchetta. Nel 1980 si avviò la fase sperimentale di un nuovo ordinamento, avviato nella sala XX e XXV, promosso dal direttore Mercedes Precerutti Garberi e dallo Studio di architettura Albini-Helg Piva.

Un nuovo allestimento

Risale al 2005 l’odierna disposizione della raccolta a cura di Mauro Natale e Laura Basso con l’intervento dell’architetto Valter Palmieri. Uno dei tratti originali è il doppio binario della visita che si svolge lungo le sette sale storiche: l’itinerario delle tappe fondanti la pittura lombarda e il percorso parallelo che suggerisce i punti salienti dell’architettura castellana inserita nel moderno paesaggio urbano di Milano. Specifiche campagne fotografiche documentano gli ambienti, anche nelle fasi di allestimento, e i dettagli dei sistemi espositivi, a partire da quello storico del 1900; tra questi lavori si segnalano le fotografie di Mario Perotti (1953-1956), di Paolo Monti (1956) e di Aldo Ballo (1980), (Archivio Civiche Raccolte d’Arte; Civico Archivio Fotografico).